IL CIBO RAPPRESENTA PER MOLTE PERSONE UNA BUONA SOLUZIONE QUANDO LA NECESSITA’ E’ QUELLA DI MODULARE DELLE EMOZIONI o GESTIRE EVENTI SPIACEVOLI.

IN QUESTI MESI HO MANGIATO TROPPO PERCHE’ HO AVUTO PIU’ FAME O PER ALTRE RAGIONI?

Una cosa è certa, non sempre mangiamo per soddisfare la fame. Ci capita, più o meno spesso, di rivolgerci al cibo per ottenere conforto (“comfort food”), per ridurre La tensione, o per trovare sollievo alla noia, all’ansia, alla rabbia. In generale, il cibo rappresenta una fonte di benessere. E’ buono, disponibile facilmente in ogni momento e per lo più non dannoso.

IL CIBO RAPPRESENTA PER MOLTE PERSONE UNA BUONA SOLUZIONE QUANDO LA NECESSITA’ E’ QUELLA DI MODULARE DELLE EMOZIONI o GESTIRE EVENTI SPIACEVOLI.

 

Ma come si può distinguere la fame biologica da quella emotiva?

La fame emotiva ha alcune caratteristiche distintive:

 

E’ improvvisa e urgente. A differenza di quella fisica, che in genere si sente più gradualmente, la fame emotiva domanda soddisfazione immediata. La fame fisica ci consente ad esempio di attendere di trovare posto nel ristorante che preferiamo o di cucinare il piatto che vogliamo. Diversamente la fame emotiva porta ad avventarsi sul cibo.

Porta a mangiare in maniera eccessiva e sregolata. Quando si è colti da un attacco di fame nervosa un intero sacchetto di patatine o di biscotti finiscono in pochissimo tempo, spesso senza rendersene pienamente conto o averli davvero gustati. Quando si mangia spinti dalla fame fisica, invece, si riesce più facilmente a mantenere un controllo su ciò che si ingerisce.

Spinge verso i “comfort food”. Quando si è fisicamente affamati, quasi tutto è appetitoso, anche frutta e verdura. Anche qualcosa che ci piace poco. La fame emotiva, invece, spinge verso alimenti specifici.

Non soddisfa. La fame emotiva spinge a mangiare a oltranza anche quando si è sazi; la fame fisica, invece, non ha bisogno di esagerare e fa sentire soddisfatti quando lo stomaco è pieno.

Fa sentire in colpa. Quando si mangia per soddisfare un bisogno biologico e in maniera equilibrata non ci si sente in colpa, ma piuttosto piacevolmente soddisfatti. La fame emotiva, al contrario, lascia una sensazione sgradevole e si accompagna a emozioni come rabbia,  senso di colpa, tristezza…

E’ importante sottolineare che utilizzare il cibo alcune volte per quelle qualità gratificanti e piacevoli che possiede o come una ricompensa dopo una giornata faticosa capita a tutti.  Ma quando si arriva ad abbuffarsi (ingerire una grande quantità di cibo sentendosi senza controllo) con o senza condotte compensatorie o quando mangiare diventa il principale meccanismo per far fronte ad emozioni, gestire lo stress o trovare gratificazione siamo di fronte a un problema. Questo modo di alimentarsi comporta conseguenze negative sia dal punto di vista fisico sia psicologico e può innescare un pericoloso circolo vizioso da cui sembra impossibile uscire.

Cosa fare allora?

E’ possibile, attraverso un percorso psicoterapeutico specifico e talvolta con il prezioso sostegno di un nutrizionista, lavorare sui meccanismi di mantenimento delle abbuffate e apprendere abilità di regolazione emotiva e di gestione delle situazioni stressanti. Il trattamento proposto in ambulatorio si basa sulla psicoterapia dialettico- comportamentale che implica un coinvolgimento attivo del paziente e l’utilizzo di specifiche strategie, procedure e strumenti tra cui il monitoraggio e tecniche di mindfulness.

Dott.ssa Esposito Malara Grazia

Psicologa Psicoterapeuta

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