I disturbi della nutrizione e alimentazione

I disturbi della nutrizione e alimentazione detti DNA sono stati inclusi tra le priorità nella tutela della salute mentale in quanto problema di salute pubblica in costante crescita: i dati epidemiologici per l’anoressia e la bulimia evidenziano che negli adolescenti e nei giovani adulti dei Paesi occidentali i DNA sono uno dei problemi di salute più comune, con uno dei più alti tassi di mortalità fra le malattie psichiatriche; sono la seconda causa di morte per le ragazze nella fascia d’età tra i 12 e 17 anni. I DNA colpiscono oltre 3,6 milioni di giovani in Italia, l’età di esordio continua ad abbassarsi con 20% di pazienti ormai under 14.

Presa in carico multidisciplinare

Alla luce di ciò è quindi indispensabile effettuare una diagnosi precoce e intervenire con un percorso di cura adeguato che preveda la presa in carico multidisciplinare, infatti le linee guida per il trattamento dei disturbi alimentare prevedono il coinvolgimenti di professionisti dell’area psicologica, psichiatrica, nutrizionistica e internistica. Questo perché i disturbi dell’alimentazione e nutrizione sono disturbi mentali complessi e gravi in quanto coinvolgono sia la mente che il corpo, infatti i primi sintomi e segni si rilevano proprio a livello corporeo e comportamentale. Alcuni esempi di comportamenti tipici sono: restrizione alimentare, dimagrimento o aumento di peso importante in breve tempo, abbuffate, intensa attività fisica, induzione di vomito, ecc….. .

Un problema prima di tutto psicologico

Alla comparsa di questi segnali, spesso le ragazze o i loro genitori si rivolgono a un dietista o nutrizionista pensando di interrompere questo comportamento “problematico” al fine di ripristinare un peso adeguato con una dieta; oppure si rivolgono al ginecologo per la scomparsa del ciclo mestruale.

Questi esempi fanno capire come spesso, in presenza di questi sintomi, si dia peso solo o principalmente all’aspetto fisico (il che è comprensibile perché è la prima cosa che si nota) rivolgendosi dunque a figure professionali preposte per quello specifico sintomo, tralasciando e non approfondendo l’aspetto psicologico che in realtà è alla base di queste patologie.

Cogliere i primi segnali

Questi segnali non vengono subito individuati anche perché nella prima fase della malattia ci si sente tendenzialmente bene, questo vale soprattutto per l’anoressia dove la persona vuole perdere peso, ci riesce e sta bene e, ricevendo feedback positivi dall’esterno sulla forma fisica, il disturbo si alimenta diventando sempre più forte.

Al contrario, chi tende a mettere in atto abbuffate frequenti si trova fortemente a disagio per il comportamento agito e, di fronte a commenti sul fisico, si sentono ancora più in difetto, questo porta a provare un forte impulso verso il cibo al fine di compensare questo stato emotivo di malessere.

Questi esempi solo molto semplici e abbastanza riduttivi, ma pensando a quante sofferenze stanno dietro a questo disturbo è proprio necessario creare un’equipe che si occupi sia dell’aspetto mentale che di quello corporeo, costituita da specialisti di diverse discipline in grado di collaborare e lavorare in squadra.

Tratto da un intervento della Dr.ssa Elisabetta Carpi – membro della equipe specializzata dedicata ai DNA della ASST Franciacorta